Terapia Chelante

Terapia Chelante


La chelazione è un processo che si incontra frequentemente in natura, durante il quale i metalli inorganici formano complessi con la materia organica (legame elettrochimico). Uno degli esempi più comunemente usati è quello dell’emoglobina nella quale 4 gruppi eme si legano ad un atomo di ferro. Questo processo di chelazione permette il trasporto del ferro nell’organismo.
La terapia chelante, intesa come mezzo terapeutico, ha avuto il suo inizio nel 1893 sulla scia di una teoria rivoluzionaria. Il premio Nobel svizzero Alfred Werner ipotizzò la formazione di un anello stereotrofico, multidimensionale, ben diverso dal modello lineare di valenza precedentemente proposto per il processo di chelazione. Nel 1955 il Dott. Clarke informava la comunità medica dei grossi benefici ottenuti con l’uso dell’EDTA (acido etilendiaminotetracetato) nel trattamento dei disturbi cardiovascolari e circolatori.
Studi successivi confermarono queste osservazioni estendendo ulteriormente le indicazioni cliniche. Quel gruppo pionieristico formò nel 1973 quello che è oggi conosciuto come ACAM (American College of Advancement in Medicine) che comprende oltre 1000 medici specializzati nell’applicazione della terapia chelante per la cura delle malattie vascolari, degenerative e dell’invecchiamento tessutale.
Negli ultimi 40 anni questa terapia è stata impiegata con successo in oltre cinquecentomila pazienti negli Stati Uniti e sono attualmente in corso alcuni studi, sotto il patrocinio dell’ente americano di controllo sui farmaci (FDA), per dimostrare l’efficacia dell’EDTA nel trattamento delle vasculopatie.

Meccanismo d'azione

Nel 1956 D. Barman introdusse il concetto di cross-linking del collagene, della formazione di lipofuscina e del danno del DNA come nucleo della teoria del processo di invecchiamento, visto come risultato del danno causato dai radicali liberi sulle strutture delle cellule e dei tessuti. I metalli tossici rendono molti enzimi incapaci di proteggere dagli effetti dannosi dei radicali liberi ritenuti responsabili della maggior parte delle malattie degenerative.
Il chelante, utilizzando il principio di azione di massa, è in grado di rimuovere i metalli tossici che impediscono a questi enzimi di funzionare regolarmente ed ha un marcato effetto riparativo cellulare.
In particolare, un eccesso di metalli tossici contrasta l’azione delle catalasi e della superossido-dismutasi (SOD). La SOD è un antiossidante enzimatico tra i più diffusi in tutte le cellule dell’organismo e in particolare di quelle epatiche. Contiene manganese e zinco ed esiste in due forme: mitocondriale ed extracellulare.
Restaurare i giusti livelli di questo enzima è dunque di importanza primaria per il buon funzionamento dell’organismo.

Uno dei meccanismi invocati per spiegare tutti gli effetti benefici della terapia chelante è basato sul fatto che l’EDTA stimola in maniera efficace la produzione di enzimi importanti come l’adenosin trifosfato (ATP), enzima necessario per la produzione di energia cellulare. La degradazione dell’ATP rilascia l’energia necessaria per tutte le funzioni vitali. I prodotti tossici del metabolismo cellulare, come i radicali liberi, e lo stesso invecchiamento cellulare alterano le funzioni enzimatiche che sovrintendono alla produzione di ATP. La terapia chelante ristabilisce l’attività enzimatica ed è quindi particolarmente utile per mantenere l’omeostasi cellulare.
L’EDTA, inoltre, normalizza la distribuzione di molti elementi metallici nell’organismo e riduce la concentrazione del colesterolo ossidato (LDL), principale responsabile della formazione della placca aterosclerotica sulla quale si innestano piastrine, fibrina e altre sostanze con conseguente calcificazione.
La terapia chelante diminuisce l’aggregazione piastrinica a livello della placca aumentando il volume delle piastrine stesse e cambiando la loro carica ionica. Anche l’effetto dell’EDTA sul metabolismo del calcio ha grande importanza:

  • La chelazione permette l’eliminazione del calcio dai piccoli vasi.
  • Aumenta la densità ossea stimolando l’attività osteoblastica attraverso l’attivazione di AMPc
  • Stimola l’attività delle paratiroidi abbassando la concentrazione ematica di calcio ionico. Il paratormone così liberato aumenta la mobilizzazione del calcio togliendolo, in prima istanza, alle placche di nuova formazione.

Indicazioni

La terapia chelante è riconosciuta negli Stati Uniti per il trattamento delle malattie vascolari. Numerosi sono, però, gli studi che documentano gli effetti positivi di questo trattamento anche per altre forme patologiche. Riepilogando, le indicazioni della terapia chelante con EDTA bisodico sono:

  • Miocardiopatie ischemiche stabilizzate non dilatative
  • Arteriopatie degli arti inferiori in tutti i loro stadi
  • Vasculopatie cerebrali polinfartuali
  • Retinopatie, in particolare degenerazione maculare della retina
  • Nefropatie in fase iniziale
  • Complicanze dell’ipertensione arteriosa
  • Vasculopatie diabetiche
  • Collagenopatie
  • Epatopatie tossiche
  • Invecchiamento precoce
  • Intossicazioni da agenti ambientali
  • Effetti collaterali e complicanze di trattamenti radianti
  • Prevenzione delle complicanze della malattia aterosclerotica in fase preclinica
  • Intossicazioni da metalli quali: alluminio, piombo, mercurio
  • Intossicazione digitalina acuta
  • Calcolosi calcica renale e Morbo di Dupuytren (indicazioni storiche)

Controindicazioni all’utilizzo di terapia chelante con EDTA sono la presenza di:

  • Insufficienza renale grave (perdita di funzionalità renale superiore ai 2/3 dei valori medi in rapporto all’età dei pazienti)
  • Insufficienza cardiaca congestizia
  • Lesioni intracraniche occupanti spazio (rischio di scatenamento di crisi epilettiche)

Per fissare un appuntamento vai alla sezione contatto

"La terapia chelante è indicata per la cura delle malattie vascolari, degenerative e dell'invecchiamento tessutale"